TUTTI I PREMIATI 2021

Il PREMIO LUNIGIANA CINEMA FESTIVAL PER I DIRITTI UMANi A Daniele Biacchessi e Giulio Peranzoni rispettivamente autore e illustratore del film “Il sogno e la ragione. Da Harlem a Black Lives Matter”. 
Miglior corto diritti umani: Colours di Melissa Estaba
Motivazione: Convinti di parlarlo, siamo in realtà “parlati” dal linguaggio, istante dopo istante, vita dopo vita. Non v’è nulla di naturale in esso: è, all’opposto, il prodotto di un lungo corso storico e culturale. Può un’interrogazione profonda, radicale sulle singole parole, sul loro senso ultimo, aiutarci a intuire il vero, reale bene dell’Uomo, tutt’ora distorto da megafoni ideologici o, comunque, adempiuto solo in minima parte? Di perché in perché, l’assillo di una bimba verso la propria mamma ci incoraggia a rispondere «sì» e, forse, addirittura a risalire più su, sempre più su, fino alla domanda cruciale, nascosta sotto ogni altra: «Perché il Male?». 

Menzione speciale per i diritti umani  a Giusto il tempo per una sigaretta di Valentina CasadeiMotivazione: Una “fiaba” urbana, scettica tuttavia non rassegnata, sugli invisibili soprusi quotidiani; su come gli individui siano spesso costretti ad assumersi non solo il peso della responsabilità delle proprie scelte ma, ingiustamente, anche di quelle altrui. Dettaglio su dettaglio, la disavventura del protagonista e del suo fratellino pare, poi, trasformarsi impercettibilmente in una metafora dell’Occidente i cui figli raccolgono i frutti della passata condotta dei padri: prede, all’occasione, di passioni e miraggi, ahinoi sordi quando, con occhi pesti, si bussa alla loro porta. Tuttavia, pure sul fondo dell’abisso non si è mai davvero soli. E la regista ce lo ricorda con un mite sorriso.

Miglior corto tema libero: INVERNO di Giulio Mastromauro“Tutto quello che vuoi, fa’, Tempo dal piè leggero, / al vasto universo e alle cose sue dolci che appassiscono; / Ma un crimine molto più nero ti vieto: del mio amore / la bella fronte non incidere con le tue ore”. La supplica di Shakespeare al Tempo rivive a suo modo nel breve lavoro di Mastromauro il cui ricordo volge, però, alla madre, scomparsa giovane. «Piangetela, se volete» sussurra il regista «ma non
compiangetela… perché ha avuto la grazia, inaccettabile dalla logica umana, di
scendere dalla giostra mentre per noi il giro continua, inutile e feroce». La lezione del cinema di Citto Maselli e Tonino Zangardi non è passata invano e la scenografia di Marta Morandini spicca per una cura non comune.
Menzione speciale agli studenti della scuola primaria di Monzone per “Ci salvarono gli alberi” di Elisabetta Dini.  
Miglior corto ambiente IL MURO BIANCO Il muro bianco di Andrea BrusaIl mesotelioma pleurico provocato dall’amianto, presente ancora in numerose
strutture, capannoni e vascelli navali, ha derubato troppi figli della madre, troppe
mogli del proprio consorte: non dovrà mai più accadere. Brusa lo afferma sottovoce eppure deciso, riflettendo ugualmente, con la levità di una parabola, sul delicato rapporto tra innocenza e conoscenza, rivelazione e occultamento. Non è tutto: «Da oggi ci saranno nuove regole. Sembreranno strane ma è importante rispettarle». Un attimo di gelo paralizza l’uditorio: la maestra allude certo alla scoperta che gli operai hanno da poco fatto nella sua aula ma… per lo spettatore sarà impossibile non tornare col pensiero al recente biennio.

Menzione speciale LEGAMBIENTE a TROIANE di di Stefano Santamato
Rischioso parallelo, quello proposto da Santamato: come il principe Paride,
violando le leggi dell’ospitalità, attirò la furia dei Greci su Troia lasciando che i
sudditi, donne e fanciulli, pagassero il prezzo più alto, così il Potere nell’odierna
società industriale, con le sue massicce emissioni di CO2 e metano, “viola”
l’ospitalità della Terra, surriscaldandone le acque e causando, perciò, la tempesta
abbattutasi sulle foreste del nord-est italiano tra il 27 e il 29 ottobre 2018. Gli
indegni, come allora, restano impuniti, nondimeno, dalla morte, fiorisce una segreta bellezza: i cadaveri degli alberi si destano, “camminano” e si trasformano nelle colonne effimere di un antico rito teatrale. Ciò che per il Mercato è mero “residuo” diviene rifugio dello spirito, ammonendo di non cedere all’utile, all’inumano. Il movimento di macchina iniziale è, infine, degno dei migliori film di Werner Herzog.

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